11/04/2019

Lo Strano Caso di Nico Gidori CAPITOLO III “Il Riscatto”

Capitolo III

 

Il momento del riscatto era finalmente giunto, la linea spartiacque era stata valicata.

Nico frequentava le lezioni con grande assiduità, partecipava con grande impegno ad ogni attività universitaria mai disdegnando la vita mondana che la grande città gli offriva e che, nel tempo, lui aveva cominciato ad apprezzare.

E, come sempre succede quando da ragazzo inesperto si passa a prendere la consapevolezza di sé e delle proprie capacità, Nico man mano che otteneva voti brillanti e commenti positivi da parte dei docenti, si sentiva sempre più spavaldo e sicuro di sé.

Inizialmente di tale cambiamento si rese conto solo Rebecca, con la quale si era fidanzato poco prima di partire per l’università.

Rebecca era una ragazza incredibile, aveva sempre sostenuto Nico in qualsiasi sua decisione, aiutandolo quando necessario e non chiedendo mai nulla in cambio se non, in un futuro, di poter mettere su una famiglia e di avere dei figli che lei aveva sempre desiderato. E Nico, d’altronde, non aveva mai paventato questa possibilità, dal momento che un uomo ricco e pienamente realizzato non può certo intimorirsi nel metter su famiglia.

Dopo sette anni passati in città, conseguita la laurea in giurisprudenza con il massimo dei voti ed un master in management, oltre a svariate certificazioni di lingua inglese, per Nico iniziava quella che amava sempre definire come «la vita nuova».

La sera dopo il conseguimento del master e dopo i dovuti festeggiamenti, Nico tornò a casa con un’incredibile soddisfazione e, sebbene la casa fosse vuota in quel momento – i suoi coinquilini erano assenti – bastava la sua radiosa felicità ad illuminare quella tetra ed angusta casa per studenti.

«Finalmente è finita» continuava a ripetere dentro di sé «ho le carte in regola per poter diventare ciò che ho sempre desiderato: avvocato, giudice o chissà, manager di una grande multinazionale!».

Inutile ribadire che lo spirito di per sé già ambizioso del nostro protagonista aveva trovato uno stimolante nell’ambiente iper-competitivo dell’università e quest’ultimo cominciava a dispiegare nella sua psiche effetti collaterali non indifferenti. Realizzato il suo sogno, Nico fu costretto infatti, entro pochi istanti, a rendersi conto che il suo ego, totalmente lobotomizzato da anni di studi universitari, non era riuscito a porsi una questione tanto semplice quanto banale: in tutto quel tempo trascorso sui libri, non aveva compiuto una sola esperienza lavorativa nel senso stretto del termine. Certo, non pretendeva sin da subito di impiegare un ruolo di primo piano, si sarebbe accontentato anche di qualche ruolo minore, almeno inizialmente.

Proprio mentre la sua mente divagava su tutto ciò, un’idea lo trafisse come un fulmine: sarebbe stato meglio tornare a casa, almeno per un certo periodo, risparmiando ai genitori i soldi che continuavano a versare mensilmente per mantenerlo? Avrebbe potuto mandare richieste di lavoro tranquillamente da Assarì, alla fine si trattava di uno-due mesi, e poi sarebbe ritornato a vivere in città.

Certo, ritornare a casa un po’ lo preoccupava, è vero che da un lato avrebbe rivisto la sua famiglia, la sua Rebecca e tutti gli amici più cari, ma dall’altro avrebbe dovuto scontrarsi con una realtà che non gli apparteneva più. Ormai era convinto di essere destinato a qualcosa di più grande, ma pensò che un trasloco temporaneo gli avrebbe giovato – d’altronde non si era concesso una sola pausa in sette anni – e decise per tornare ad Assarì.

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